Vita Parrocchiale: 18 Ottobre – 25 Ottobre 2026
/0 Commenti/in Attività della settimana /da wp_10647795- DOMENICA 18 OTTOBRE
Orario SS. Messe:
– In chiesa: alle ore 8.30 – 10.30 – 12
– In auditorium: alle ore 18
– Alla S. Messa delle 10.30 sono invitati i genitori e i bambini del catechismo per iniziare insieme l’anno catechistico e per il Rito della Benedizione e del mandato ai catechisti - GIOVEDÌ 22 OTTOBRE
– Alle ore 17.00, all’Oratorio, l’Associazione La Finestra organizza un incontro culturale con il Dr. Paolo Stagi che affronta “I disturbi dello spettro autistico ed altri disturbi del neurosviluppo” - SABATO 24 OTTOBRE
– Dalle ore 10 alle 12, in Chiesa, Adorazione Eucaristica. In questo tempo i preti sono a disposizione per le Confessioni.
– In chiesa, alle ore 19, Santa Messa festiva
– Alle ore 15, all’Oratorio, incontri di catechismo per i gruppi di 3ª, 4ª e 5ª elementare e 1ª e 2ª Media - DOMENICA 25 OTTOBRE
– Orario SS. Messe:
– In chiesa: alle ore 8.30 – 10.30 – 12
– In auditorium: alle ore 18
In questa domenica, all’uscita delle messe, viene organizzata la vendita dei Ciclamini. Il ricavato serve per lavori di messa a norma della casa di Foce di Bucino, dove ogni estate i nostri giovani vivono esperienze formative.
Preghiera del S. Rosario nel mese di ottobre
Per tutto il mese di ottobre, la preghiera del Santo Rosario, nei giorni feriali, è recitata:
– In Chiesa, alle ore 18, prima della S. Messa
– Dal lunedì al venerdì, all’Oratorio, alle ore 17.30
– Il venerdì alle ore 17 nella Chiesina del Palazzaccio
In evidenza: 18 Ottobre 2026
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Lettera dell’Arcivescovo per la conclusione della visita pastorale
Seconda parte
La città dalle dodici porte esiste già: è la nostra Chiesa diocesana, nella quale sono presenti molteplici e ricche esperienze di vita cristiana.
Le parrocchie si mostrano articolate in una varietà di gruppi, attività, luoghi… in cui si incontrano persone differenti per età, censo, cultura e interessi. Ognuno abita la Chiesa in modo particolare, con legami che possono variare anche in modo significativo. Tutto questo, che potrebbe apparire problematico, è invece fonte di vitalità e di ricchezza spirituale.
C’è poi il variegato mondo delle aggregazioni laicali: da quelle più tradizionali – le tante confraternite o compagnie attive in molti paesi – ai nuovi movimenti nati e cresciuti all’indomani del Vaticano II.
Si L’espressione in realtà risale a San Paolo VI: «La Chiesa vuole diventare poliedrica per riflettere meglio il mondo contemporaneo» (Alberto Cavallari, Colloquio con Papa Paolo VI, in: “Corriere della Sera”, 3 ottobre 1965). 5 tratta di realtà differenti tra loro, per storia e carismi, come per numero di membri. Grazie ad esse, molti hanno trovato – o ritrovato – la possibilità di appartenere alla Chiesa, di viverla come qualcosa di significativo per la propria esistenza e di servirla con il dono del proprio tempo e dei propri talenti. Si tratta di una ricchezza non sempre adeguatamente compresa e apprezzata, anche per il fatto di avere tempi e interessi non del tutto coincidenti con quelli della parrocchia; eppure il valore – attuale e potenziale – per la vita e la missione della Chiesa è senza dubbio notevole.
C’è ancora il numeroso popolo del volontariato, attivo nelle Caritas parrocchiali, nelle Misericordie e in molte altre piccole e grandi realtà caritative che si prendono cura delle povertà presenti nel nostro territorio. Vi appartengono persone con caratteristiche assai diverse; alcuni di loro non hanno altre occasioni di contatto con la Chiesa. Attraverso tutti costoro la comunità cristiana si rende presente in una grande quantità di situazioni, incontrando migliaia di persone e testimoniando loro, senza troppe parole, il Vangelo della carità.
C’è infine la realtà preziosa della vita consacrata, diffusa in molteplici forme nel nostro territorio, anche se va meglio conosciuta e integrata nella vita delle comunità, valorizzandone i carismi. Certamente i religiosi sono meno numerosi di un tempo; la loro presenza continua però ad essere rilevante per la testimonianza evangelica e a venire apprezzata da chi beneficia della loro opera o anche solo della loro amicizia. Alle presenze tradizionali si affianca ora una rinascente vita eremitica, che riporta i consacrati in angoli della Diocesi dai quali erano scomparsi. Dobbiamo essere grati agli uomini e alle donne che professano i consigli evangelici e impreziosiscono la Chiesa con i loro carismi e le loro storie.
Oltre alla realtà organizzate, la nostra Chiesa si compone di singole persone che vivono e testimoniano la fede individualmente. Mi hanno soprattutto colpito i molti malati che vivono la propria situazione con grande serenità e fiducia in Dio; ho incontrato anche numerosi laici che da credenti lavorano, si impegnano nella vita politica e sociale, organizzano il tempo libero proprio e altrui…
La Chiesa di Lucca è veramente di tutti e per tutti: ci si arriva per strade diverse, si può abitare in modi differenti ed è possibile invitarvi altre persone con grande serenità, nella convinzione che ciascuno potrà trovare la propria collocazione.
Questa apertura è un patrimonio di cui essere orgogliosi, contro ogni tentazione di rassegnazione e pessimismo; da custodire gelosamente, contro ogni rigurgito di chiusura e di integralismo; da promuovere con impegno, per metterla a servizio di un rinnovato slancio missionario.
Nonostante tutto questo, la città dalle dodici porte, nella nostra Chiesa è ancora in larga parte da realizzare: siamo in cammino. Comporre la diversità in unità, a volte, è faticoso e non riesce, perché fa i conti con i limiti e i peccati delle persone, oltre che con le chiusure mentali e spirituali di molti. La comunità cristiana, così, appare distante dall’essere quell’edificio ben articolato, in cui tutti e ciascuno possono sperimentare la comunione con Cristo e con i fratelli, ed essere proiettati nel mondo come sale e luce della novità evangelica. Inoltre sono ancora tante le persone e le situazioni che rimangono distanti e che il Signore ci chiede di invitare e far entrare con ogni impegno, per renderli partecipi della vita piena e abbonante che egli desidera per ogni creatura umana (cf. Lc 14, 15-24). L’azione pastorale della nostra Chiesa non sempre appare efficace, con problemi su diversi ambiti, emersi nel corso della Visita pastorale. Tuttavia non ci perdiamo d’animo: Leone XIV, sin dagli inizi del suo ministero petrino, ci ha esortato a “spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscere e amare Gesù” (Leone XIV, Omelia della Messa di insediamento, 9 maggio 2025).
“Esci subito e conduci qui tutti”
L’ordine perentorio del padrone di casa della parabola evangelica (cf. Lc 14, 21) risuona con crescente urgenza nella Chiesa tutta, che in questo tempo è impegnata in un profondo ripensamento: basti pensare al Sinodo universale e al Cammino sinodale delle Chiese in Italia, recentemente conclusi. Anche la nostra Diocesi è alle prese con un impegnativo processo di riforma, avviato dal Sinodo del 1998 e in parte ancora da attuare.
Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium, ha fortemente incoraggiato la Chiesa a intraprendere vie nuove per testimoniare e annunciare il Vangelo al mondo contemporaneo, diventando Chiesa-in-uscita: “Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una semplice amministrazione. Costituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione” (EG 25). L’attitudine missionaria e inclusiva, implicita nell’immagine della città dalle dodici porte, ci sollecita ad assumere la missionarietà come criterio fondamentale e decisivo per rinnovare la vita e l’agire della nostra Chiesa di Lucca.
Nel suo primo messaggio ai Vescovi italiani, Leone XIV ha messo in luce i due aspetti complementari della missione ecclesiale: “È necessario uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede […]. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri: portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica. […] Si tratta di discernere i modi con cui far giungere a tutti la Buona Notizia, con azioni pastorali capaci di intercettare chi è più lontano e con strumenti idonei al rinnovamento della catechesi e dei linguaggi dell’annuncio” (Leone XIV, Discorso ai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025).
(Fine 2° parte – continua)
Leggi la lettera completa

Gruppo “Vi ho chiamato amici“

Chi fa parte del gruppo, è spinto all’azione dall’amore, condivide con spirito di fraternità il cammino di tutti coloro che vivono l’esperienza della solitudine e della sofferenza, dona sempre agli altri la parte migliore di sé, costruendo rapporti basati sulla reciproca fiducia e il rispetto, assumendo un atteggiamento positivo, empatico e propositivo.
Il gruppo è parte integrante della Parrocchia, ma si interfaccia e interagisce anche con le diverse realtà pubbliche e private presenti sul territorio, mettendo in comune idee, risorse, servizi, competenze e sviluppando i valori della solidarietà, della cooperazione e dell’interdipendenza.
Il gruppo svolge le seguenti attività:
- “Accogli un amico”
Il servizio consiste nel contattare quotidianamente una persona sola, che ne abbia fatto richiesta, per assicurarsi che stia bene e, in caso contrario, intervenire personalmente, laddove possibile, anche chiamando i soccorsi se necessario o allertando altri volontari, tramite l’equipe di coordinamento del gruppo. - “Amici in rete”
Soprattutto le persone sole, si trovano qualche volta a dover fronteggiare situazioni impegnative come fare la spesa in un momento di malattia, necessità di un supporto per l’utilizzo di mezzi tecnologici, l’acquisto di un auto nuova, una visita medica, ecc.. Un semplice gesto di accompagnamento, in questi casi, renderebbe tutto più leggero, ma spesso parenti e amici, assorbiti da impegni lavorativi e familiari, non possono essere presenti e soprattutto, si può far fatica a chiedere aiuto per paura di essere di peso. Da qui la possibilità di contare sulla presenza dei volontari che mettono a disposizione il proprio tempo o le proprie competenze. - Gruppi di auto-mutuo aiuto
Incontri per persone che si trovano ad affrontare condizioni di vita simili e difficoltà comuni (persone senza fissa dimora, persone vedove, persone con figli con disabilità ecc.), dove trovarsi alla pari, condividendo esperienze, informazioni, strategie e soluzioni, in uno spazio in cui ci si senta liberi di esprimere sentimenti ed emozioni, sentendosi accolti e compresi, donando e ricevendo sostegno reciproco. - Supporto alle “Coabitazioni”
Un ridotto grado di autonomia, la perdita o i costi troppo alti di gestione di un alloggio, conflitti familiari, povertà economica, concorrono ad allontanare chi è anziano dalla propria casa. L’istituzionalizzazione sembra a volte l’unica soluzione possibile, ma nella maggior parte dei casi, questa sistemazione non rispetta la profonda volontà delle persone, che soffrono il distacco dal proprio ambiente familiare, dagli oggetti e dai ricordi dalla propria casa. In questa prospettiva, possono essere attuate soluzioni alternative, quali: convivenze in case condivise, condomini protetti, case famiglia. Gli anziani, unendo le proprie risorse, talora più che modeste, riescono ad evitare un ricovero in istituto e a garantirsi la necessaria assistenza, continuando a vivere come desiderano, perché sono condivise le spese fisse e i servizi di assistenza alla persona.
Valorizzando e integrando i servizi istituzionali quali ad es. l’assistenza domiciliare, i centri diurni e le risorse informali del territorio (vicini, familiari, volontari, ecc.). Consentendogli di vivere in una rete di relazioni che aiuta nella vita di tutti i giorni. - Attività volte a pubblicizzare i servizi e a sensibilizzare e reclutare futuri volontari
Organizzando incontri nelle parrocchie e nelle scuole, affiggendo locandine, pubblicando post sui social network, gestendo un sito internet ecc.. - Organizzazione di incontri conoscitivi e ricreativi
Per consentire l’interazione tra le persone coinvolte, favorendo la nascita e il consolidamento di rapporti di fiducia e amicizia, di cui tener conto in fase di pianificazione delle varie attività.
I partecipanti possono essere:
- Attivi: impegnati come volontari nell’erogazione dei servizi
- Esclusivamente beneficiari dei servizi
- Sia attivi che fruitori
Per partecipare o avere informazioni, chiamare o inviare un messaggio WhatsApp al numero indicato sul volantino.












Per tutto il mese di ottobre, la preghiera del Santo Rosario, nei giorni feriali, è recitata:
A Dio dobbiamo molto di più
/0 Commenti/in Riflessioni /da wp_10647795(Mt 22,15-21)
A nessuno piace pagare le tasse, soprattutto per chi spera ancora di potersi sottrarre almeno in parte al suo dovere di cittadino. Ai tempi di Gesù le cose non andavano diversamente. Con una aggravante di non poco conto: le tasse andavano ai romani, a coloro che avevano sottomesso il popolo con la forza.
La domanda posta a Gesù, tuttavia, non è ingenua: Le tasse costituiscono solo un pretesto per metterlo alla prova perché, comunque risponda, i suoi nemici troveranno materia per accusarlo. Anche Gesù, però, ha una richiesta, ed è tale da spiazzare tutti. Infatti le monete dei Romani vanno bene per comprare e vendere, fanno comodo per il commercio. È l’ammissione implicita che l’amministrazione degli occupanti fornisce anche dei vantaggi. Ed è qui che scatta l’invito a essere conseguenti: se usate le monete di Cesare, pagate anche le tasse funzionali al suo sistema.
Tuttavia Gesù non si ferma qui, ma aggiunge qualcosa che, chissà perché, viene spesso dimenticato: “Rendete anche a Dio quello che è di Dio”. Questa seconda parte è decisamente importante.
Se la prima toglie credibilità a qualsiasi pretesa di sottrarre indebitamente tributi allo Stato a Dio, la seconda allarga l’orizzonte e obbliga a prendere in considerazione il molto di più di cui siamo debitori.
Se la prima induce i cristiani a essere cittadini onesti, a beneficio del Paese, la seconda ci ricorda di essere creature ricolmate dei doni di Dio. In effetti questo mondo che abitiamo non ce lo siamo costruiti noi: ci è stato donato. E lo stesso vale per il tesoro della vita, che trova in Dio la sua sorgente. Ne nasce un modo di impostare l’esistenza decisamente nuovo, in cui non ci consideriamo padroni ma custodi, a cui sono stati affidati i beni della terra, affinchè tutti possano avere un’esistenza dignitosa.
(Roberto Laurita)
Orario SS. Messe:
– Ore 8.30 – 10.30 – 12
– Ore 18 in Auditorium
Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica
In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco 347 8804368