In evidenza: 16 Febbraio 2025
Prendersi cura della vita o lasciar morire?
Da martedì 11 febbraio 2025, la Toscana è la prima regione in Italia ad avere una legge sul suicidio assistito.
Il Presidente dei Vescovi toscani, Card. Lojudice, di fronte alla legge approvata, ha detto: “Sancire con una legge regionale il diritto alla morte non è un traguardo, ma una sconfitta per tutti”.
Il Segretario dei Vescovi Italiani Mons. Baturi, afferma: “Noi siamo a favore della libertà. Ma significa liberare da un dolore ingiusto con le cure palliative, farci prossimo alle persone, anche offrendo una compagnia. Intorno al malato va creato un supporto concreto, per non lasciarlo mai solo, garantendo cura e solidarietà. Ma bisogna anche proteggere i più fragili dai rischi di una società che non dà valore all’esistenza umana. Vedo rinascere una sorta di potere che rivendica il diritto sulla vita e sulla morte. Prevale, insomma, l’affermazione individuale di una libertà derivante dalla proprietà, dal dominio sul corpo, piuttosto che l’affermazione della sacralità della vita.
Noi come Chiesa dobbiamo essere attenti. Per noi la vita è un fatto che ha conseguenze giuridiche, mentre la tendenza attuale è quella di trasformare la vita in un concetto giuridico. Con la conseguenza che dal potere di legiferare sulla vita si passi a quello di decidere “cosa è vita e cosa è morte.
Ed è un vulnus delle società attuali, del quale però spesso si ha poca consapevolezza”.
Habermas dice: “che la democrazia ha bisogno di principi sottratti alla regola della maggioranza” Ecco allora che per contenere l’assolutezza del potere è sempre più necessario “pensare alla vita come principio non disponibile. Questo mi garantisce dal sopruso di altri e dall’invadenza indebita.”
Secondo il testo della legge Toscana, il suicidio medicalmente assistito verrà effettuato in forma gratuita: è stata inserita una norma finanziaria che prevede per la Regione una spesa di 10.000 euro l’anno per 3 anni. Fondi che verranno presi dagli stanziamenti per “diritti sociali, politiche sociali e famiglia” alla voce “interventi per la disabilità”.
E questo è davvero un aspetto paradossale: finanziare la legge sul suicidio assistito prelevando fondi da ciò che è stanziato per le disabilità, dimostrazione che la cultura dello scarto, come la chiama Papa Francesco, continua a prevalere.
Dunque la Toscana è la prima Regione Italiana a valutare positivamente la proposta di una associazione di matrice radicale che altre Regioni hanno respinto o ritenuto illegittima. Ma una Regione è competente a regolare questa materia? Il Prof. Vari, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Europea di Roma afferma: “La Costituzione riserva espressamente le materie dell’ordinamento civile e dell’ordinamento penale all’esclusiva competenza legislativa dello Stato (art.117 comma 2). Non si può dubitare che la disciplina del fine vita debba rientrare nelle materie degli ordinamenti civile e penale. Si tratta infatti di stabilire l’ambito di applicazione di fattispecie di reato poste a tutela della vita umana e di individuare il confine della cosiddetta autodeterminazione terapeutica del paziente. In verità, neppure in presenza dei presupposti sostanziali e procedurali indicati nelle note sentenze del 2019 e del 2024, la giurisprudenza costituzionale ha mai riconosciuto al paziente il diritto in questione. In quelle decisioni – è bene ricordarlo – la Corte ha affermato con chiarezza l’impossibilità di desumere la generale inoffensività dell’aiuto al suicidio da un generico diritto all’autodeterminazione individuale e ha così riconosciuto il preminente rilievo costituzionale del principio di indisponibilità della vita umana. La stessa Corte ha invitato il Parlamento a intervenire ma non ha affatto riconosciuto una competenza regionale al riguardo.”
È interessante anche quanto dice la Dr.ssa Ruggieri, medico senese e componente del Comitato Nazionale di Bioetica: “Permettere la pratica del suicidio medicalmente assistito come una prestazione garantita dal Sistema Sanitario Nazionale è estraneo all’agire medico, contraddice alla radice il nostro ruolo professionale e pregiudica la fiducia da parte della persona fragile, ma è anche contro gli obiettivi e le finalità del Sistema Sanitario Nazionale che è garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini. Diverso è il bisogno che noi medici incontriamo, diverse sono le risposte che i nostri malati attendono dalla politica, molto ancora bisogno fare in
Toscana sulle cure palliative: i nostri pazienti chiedono di non soffrire ma soprattutto di non essere abbandonati. Nonostante il suo sensibile disavanzo strutturale, la Toscana accusa gravi carenze assistenziali alle fragilità: risulta avere attivi solo il 59% dei posti hospice, solo 26 unità domiciliari su 36, appena un letto hospice pediatrico, e risulta priva dell’assistenza h24 e 7 giorni su 7. Sono necessari più posti letto negli hospice distribuiti sul territorio, soprattutto pediatrici, è necessario consolidare le cure a domicilio e la garanzia di avere cure in ospedale. Vanno implementate le cure palliative precoci, di supporto alla qualità della vita dei pazienti, e favorito l’accesso a un numero maggiore di persone con patologie croniche complesse. E’ su questi aspetti che vorremmo vedere impegnati i politici in Regione.”
(Dal quotidiano Avvenire del 12/02/2025)
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