In evidenza: 30 Marzo 2025

Lettera Pasquale del Vescovo Paolo (Quarta parte)

Faccio nuove tutte le cose

Convertirsi alla speranza nell’anno di grazia del signore

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Is 43, 18.19

 

Resi nuovi dallo Spirito Santo

“La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,1- 2.5). “È lo Spirito Santo, con la sua perenne presenza nel cammino della Chiesa, a irradiare nei credenti la luce della speranza: egli la tiene accesa come una fiaccola che mai si spegne, per dare sostegno e vigore alla nostra vita. La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino” (Francesco, Spes non confundit, 3).
La grazia dello Spirito Santo “attiva” in noi la vita cristiana, la vita nuova donata dai sacramenti, affinché diventi effettiva con la sua carica di amore, di verità e di bellezza. Solo con il suo aiuto possiamo metterci in cammino.

  • Lo Spirito illumina, perché dona uno sguardo nuovo sulla realtà, letta con gli occhi di Dio. È lui che abilita a intuire la misteriosa, ma reale ed efficace azione della provvidenza nella storia, affinché tale consapevolezza infonda fiducia e aiuti a indirizzare il proprio impegno.

  • Lo Spirito ispira, perché guida a discernere e decidere secondo il Vangelo, non secondo logiche mondane o ideologie.
    Saper giudicare rettamente e decidere saggiamente è necessario per qualsiasi azione: lo Spirito aiuta a riconoscere dov’è il bene e a tradurre tale prospettiva in decisioni coerenti ed efficaci.

  • Lo Spirito mobilita, perché vince la pigrizia e le resistenze alla conversione. Non basta decidere, se poi non si attua quanto stabilito, investendovi tutte le energie e le risorse necessarie. A volte esse devono essere distolte da altre finalità; a volte si tratta di attivarle ex novo. Del resto, niente si muove o cambia se qualcosa o qualcuno non agisce.

  • Lo Spirito trasforma, perché abilita a vivere da figli di Dio e a realizzare nel mondo il suo Regno. Si attua il cambiamento non solo grazie alle risorse della nostra umanità, ma per la capacità che lo Spirito possiede di “conformare” a Cristo, alla pienezza della sua umanità che si realizza per l’incarnazione.
    Ogni processo di accoglienza della novità di Dio nell’esistenza personale, comunitaria e sociale esige dunque l’azione dello Spirito.

“La forza dello Spirito Santo […] ci indirizza verso il futuro, verso l’avvento del Regno di Dio. […] Rafforzata dallo Spirito e attingendo a una ricca visione di fede, una nuova generazione di cristiani è chiamata a contribuire all’edificazione di un mondo in cui la vita sia accolta, rispettata e curata amorevolmente, non respinta o temuta come una minaccia e perciò distrutta. Una nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza. Una nuova era nella quale la speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dall’egoismo che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani. […] Il mondo ha bisogno di questo rinnovamento! In molte nostre società,
accanto alla prosperità materiale, si sta allargando il deserto spirituale: un vuoto interiore, una paura indefinibile, un nascosto senso di disperazione. […] Questo è il grande e liberante dono che il Vangelo porta con sé: esso rivela la nostra dignità di uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio. Rivela la sublime chiamata dell’umanità, che è quella di trovare la propria pienezza nell’amore. Esso dischiude la verità sull’uomo, la verità sulla vita” (Benedetto XVI, Omelia, Sydney 20 luglio 2008, § 10-12).

(Fine quarta parte – Continua)

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In evidenza: 23 Marzo 2025

Lettera Pasquale del Vescovo Paolo (Terza parte)

Faccio nuove tutte le cose

Convertirsi alla speranza nell’anno di grazia del signore

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Is 43, 18.19

 

Quando il nuovo fa paura

  • Il sogno di Dio da sempre affascina: come non potrebbe? Eppure spesso siamo restii ad accoglierlo, decidendo di non iniziare percorsi di cambiamento. Perché? A causa di alcune paure, che ci bloccano e ci impediscono di metterci in cammino.
  • La paura del rischio: ogni novità obbliga a intraprendere itinerari sconosciuti, mentre ciò che è abituale ci infonde sicurezza. Non si tratta di essere temerari – amare il rischio per se stesso – ma di accettare la necessaria incertezza che ogni percorso di cambiamento, specialmente se non si tratta di cose da poco, porta con sé.
  • La paura della fatica: ogni novità richiede energia, mentre restare immobili non costa nulla. Rimanere comodi sul proprio divano è una tentazione molto forte, soprattutto quando si ha di fronte uno schermo che dà l’illusione di essere partecipi, quando si è invece niente più che spettatori.
  • La paura del conflitto: ogni trasformazione solleva facilmente contrasti, mentre mantenere lo status quo conserva gli equilibri consolidati. L’inerzia esercita un grande appeal, perché libera da responsabilità e impegno: tutto va avanti da sé e nessuno ha nulla da obiettare, se non i pochi – pochi? – che protestano e si possono lasciare inascoltati.

Le paure in questi tempi incerti sembrano acquistare sempre maggiore forza: le guerre, i dissesti ambientali, le migrazioni, la denatalità, le difficoltà economiche, l’individualismo imperante… sono molti i fattori che minano il senso di sicurezza e fiducia, facendo invece crescere l’ansia. Anche le nuove generazioni, quelle naturalmente protese al futuro, guardano al domani con pessimismo, come evidenziano diverse indagini sociologiche. I media, in questo, non aiutano, perché lo spazio dato alle cattive notizie supera di gran lunga quello dei segnali di novità e di bene.

Convertirsi alla speranza

Come vincere, dunque, le paure, per entrare nella speranza giubilare?
Si tratta di vivere una vera e propria conversione, cioè di cambiare modo di pensare. L’esperienza dei pellegrini antichi (e, mutatis mutandis, di quelli contemporanei), come è attestata dai numerosi diari di viaggio che ci sono pervenuti, ci può essere di grande aiuto.

Dalla paura del rischio all’entusiasmo per l’opportunità

Molto spesso chi partiva per un pellegrinaggio faceva testamento, tanto era alta la consapevolezza del rischio di non tornare a casa, per i molti pericoli collegati al brigantaggio, alle intemperie, alle malattie… Eppure i racconti dei pellegrini trasudano entusiasmo per un’avventura di cui si colgono soprattutto le opportunità, sia spirituali che culturali: visitare i luoghi santi, pregare sulle tombe dei martiri, conoscere nuove terre e nuovi popoli… “cambiare vita”, come scrivono spesso i viandanti contemporanei.
Nel cambiamento, la paura dell’inedito e del rischio che esso comporta si può vincere se si mettono a fuoco le opportunità che il cambiamento porta con sé.

Dalla paura della fatica al desiderio della meta

Il pellegrinaggio era segnato da grandi fatiche: percorrere chilometri in strade incerte, in una natura ostile ed esposti alle intemperie; dormire in condizioni precarie; cibarsi di quanto veniva offerto dalla carità altrui; portare con sé una dotazione minima di oggetti e vestiti.
Anche oggi qualche piccolo o grande disagio va messo in conto. Eppure l’anelito verso la meta da raggiungere e lo spirito di preghiera rendevano sopportabile ogni sforzo e ogni privazione; anzi, essi diventavano un elemento essenziale del viaggio, occasione di penitenza e di conversione a una vita cristiana più semplice e autentica.
L’impegno e gli investimenti di vario genere che ogni novità comporta sono giustificati solo dall’importanza della meta da raggiungere, dal fascino che riveste l’obiettivo del cammino.

Dalla paura del conflitto alla cultura dell’incontro

Il pellegrino lasciava non solo la propria casa, ma anche la propria comunità, con i suoi usi e le sue leggi, per addentrarsi in un mondo in parte sconosciuto e abitato da persone con lingue, usanze, norme, economie e tradizioni differenti. Eppure era necessario, attraversando per mesi terre straniere, appoggiarsi agli altri, per sostenersi nel cammino, essere accolti, sfamati, difesi, curati… Superare la diffidenza per vivere incontri all’insegna del dialogo e della fiducia.
Non mancavano incomprensioni e occasioni di scontro, ma più forte di esse era la volontà – la necessità – di trovare modi e ragioni per comprendersi e così andare avanti nel cammino.
I conflitti implicati in ogni cambiamento, sia personale che comunitario, possono essere superati se si è consapevoli che il cambiamento, per diventare effettivo, deve coinvolgere tutti i soggetti in gioco attraverso un dialogo che ne riconosca e ne accolga le ragioni, integrandole nel nuovo scenario.

(Fine terza parte – Continua)

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In evidenza: 16 Marzo 2025

Lettera Pasquale del Vescovo Paolo

Faccio nuove tutte le cose

Convertirsi alla speranza nell’anno di grazia del signore

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Is 43, 18.19

 

La “beata speranza”

È importante ricordare che il sogno di Dio è destinato a compiersi alla fine dei tempi: “Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13). Questo orizzonte conferisce forza e sostanza alla nostra speranza: “Abbiamo la certezza che la storia dell’umanità e quella di ciascuno di noi non corrono verso un punto cieco o un baratro oscuro, ma sono orientate all’incontro con il Signore della gloria”. (Francesco, Spes non confundit, 19). Tutte le dimensioni del sogno di Dio trovano la loro pienezza solo nel compimento ultimo, e non possono realizzarsi compiutamente tra le contraddizioni e le fragilità del presente. Non è possibile edificare “il paradiso in terra”: chi ci ha provato e magari ha affermato di esserci riuscito non di rado ha prodotto realtà da incubo.

“Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo. […]
Infatti quei valori, quali la dignità dell’uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 39).

Tale consapevolezza riveste un’importanza decisiva, poiché ogni impegno per l’ideale deve fronteggiare le realtà della morte, dell’imperfezione, del peccato, del fallimento… di tutto ciò che può gettare un legittimo sospetto sugli sforzi da compiere in direzione del bene.
Lo scoraggiamento e il cinismo, infatti, tendono continuamente agguati alla speranza: “Tutto è inutile! Non c’è più niente da fare! Si salvi chi può!”.

“Peregrinantes in spem”

Il motto del Giubileo ci fa capire che il sogno di Dio diventa speranza solo se ci mettiamo in cammino: la speranza non è una condizione necessaria per mettersi in viaggio (Papa Francesco non scrive, infatti, in spe), ma qualcosa che si riceve una volta partiti; si è pellegrini “verso la speranza”. Se si rimane immobili, gli ideali e le attese rimangono sogni nel cassetto e nulla cambia, né per le persone, né per le comunità, né per il mondo.
L’esperienza del pellegrinaggio, che Papa Francesco ha rimesso al centro del Giubileo, è da questo puto di vista assai eloquente. Il pellegrino decide di mettersi in viaggio; fatti i primi passi man mano che avanza verso la meta, crescono in lui forza, entusiasmo, decisione, gratitudine… Vive ogni giorno di più orientando tutti i
propri sforzi e i propri pensieri alla destinazione del cammino, che ancora non ha raggiunto, ma che in qualche misura possiede ogni giorno un po’ di più e che si impadronisce progressivamente di tutto il suo essere. Vive – appunto – di speranza: il sogno, il desiderio che lo ha affascinato, fino a sollecitarlo a partire, diviene concretamente parte della sua esistenza quotidiana e la trasforma a immagine della meta verso cui si dirige.
I tanti pellegrinaggi, brevi o lunghi, che il Giubileo ci propone di vivere sono una significativa immagine di questo processo salvifico: è possibile accogliere la novità del sogno se – e solo se – si decide di scommettere su di esso iniziando a realizzarlo, cioè muovendo i primi passi del cammino, a volte lungo e avventuroso, che separa la realtà dall’ideale.

(Fine seconda parte – Continua)

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In evidenza: 9 Marzo 2025

Lettera Pasquale del Vescovo Paolo

Faccio nuove tutte le cose

Convertirsi alla speranza nell’anno di grazia del signore

Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Is 43, 18.19


Caro fratello, cara sorella,

il Giubileo che stiamo vivendo, centrato sulla speranza, non può non connotare il percorso di novanta giorni che si colloca al cuore dell’anno liturgico e ci trasporta dalle Ceneri a Pentecoste. Come ha detto Papa Francesco, “Il Giubileo è per le persone e per la Terra un nuovo inizio; è un tempo dove tutto va ripensato dentro il sogno di Dio. E sappiamo che la parola conversione indica un cambiamento di direzione. Tutto si può vedere, finalmente, da un’altra prospettiva e così anche i nostri passi vanno verso mete nuove. Così sorge la speranza che mai delude. La Bibbia racconta questo in molti modi. E anche per noi l’esperienza della fede è stata stimolata dall’incontro con persone che nella vita hanno saputo cambiare e sono, per così dire, entrate nei sogni Dio. Infatti, anche se nel mondo c’è tanto male, noi possiamo distinguere chi è diverso: la sua grandezza, che coincide spesso con la piccolezza, ci conquista” (Francesco, Catechesi, 1 febbraio 2025). La novità di Dio ci si fa incontro e ci sollecita ad accoglierla nella speranza.

Il sogno di Dio

Qual è il sogno di Dio, che egli con rinnovata fiducia ci ripropone e con rinnovata misericordia ci abilita ad accogliere e realizzare nell’anno giubilare? Proviamo a riassumerlo.

Il sogno della santità per ogni battezzato
In Cristo ciascuno di noi è stato misteriosamente scelto da Dio, a preferenza di altri, per essere suo figlio, cioè per vivere “come farebbe Gesù”, con la forza dello Spirito Santo, la propria esistenza quotidiana. È la vita nuova donataci nel Battesimo, che rende diverso e migliore ogni ambito dell’esperienza personale e comunitaria, senza escludere alcuna situazione. “Le vie della santità sono molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno. […] È ora di riproporre a tutti con convinzione questa ‘misura alta’ della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione” (Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, 31). La chiamata a vivere nella santità sembra essere fuori dalla nostra portata; è invece questo che Dio desidera per noi e che non dipende prima di tutto dalle qualità e dalle energie di ciascuno, ma si realizza per l’opera dello Spirito.

Il sogno della missione per la Chiesa

Dio si è scelto un popolo perché continui la missione di Gesù di annunciare a tutti la salvezza che viene da lui: una Chiesa-in-uscita. Dal giorno di Pentecoste è questa la vocazione di ogni comunità cristiana. “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. […] Ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie d’introversione ecclesiale” (Francesco, Evangelii gaudium, 27). Anche in questo caso, l’efficacia della missione – come è accaduto per gli Apostoli – non è legata alla persona dell’evangelizzatore, ma alla potenza dello Spirito che guida la Chiesa e agisce in ogni sua attività.

Il sogno della giustizia per l’umanità

Nel progetto di Dio, tutti gli uomini e tutti i popoli, con le loro infinite differenze, sono fratelli, chiamati a incontrarsi per arricchirsi e sostenersi reciprocamente; tutte le persone, poi, hanno una dignità infinita, in ogni condizione e in ogni fase della loro esistenza, dal concepimento alla morte naturale. La Chiesa è chiamata a creare legami di amicizia e d’amore tra le persone e tra i popoli, affinché tutti siano legati a Dio, Padre dell’umanità. “Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […].Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!” (Francesco, Fratelli tutti, 8). In un mondo sempre più diviso e segnato dall’inequità, questa prospettiva può sembrare non realistica; è invece l’unica strada davvero sensata per assicurare agli uomini un futuro in questo pianeta. Lo Spirito incessantemente illumina e sostiene i credenti in direzione della giustizia e della pace, nelle piccole e grandi scelte della vita personale e comunitaria.

Il sogno del rispetto per la Terra

Dio ha affidato la terra alle mani dell’uomo perché la coltivi e la custodisca, non come despota e sfruttatore, ma come collaboratore del Creatore, per farne un giardino bello e accogliente per ogni essere vivente. “Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, è perché i deserti interiori sono diventati così ampi. La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. […], che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana” (Francesco, Laudato si’, 217). Lo Spirito ci chiama e ci abilita a realizzare una meravigliosa armonia.

(Fine prima parte – Continua)

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In evidenza: 2 Marzo 2025

Dal messaggio di Papa Francesco
per il tempo di quaresima 2025


Cari fratelli e sorelle!
In questa Quaresima, arricchita dalla grazia dell’Anno Giubilare, desidero offrirvi alcune riflessioni su cosa significa camminare insieme nella speranza, e scoprire gli appelli alla conversione che la misericordia di Dio rivolge a tutti noi, come persone e come comunità.

Prima di tutto, camminare. Il motto del Giubileo “Pellegrini di speranza” fa pensare al lungo viaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo: il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele. E non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari.
Qui sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: come mi lascio interpellare da questa condizione? Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità? Sarebbe un buon esercizio quaresimale confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino e lasciare che ci coinvolga, in modo da scoprire che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre. Questo è un buon “esame” per il viandante.

In secondo luogo, facciamo questo viaggio insieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa.
I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfrGal3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza. In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se
nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni.
Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini.
Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.

In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude (cfrRm5,5), messaggio centrale del Giubileo, sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,38-39).

Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!
Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?
Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù Cristo, siamo custoditi nella speranza che non delude (cfrRm5,5).

La speranza è “l’ancora dell’anima”, sicura e salda. In essa la Chiesa prega affinché «tutti gli uomini siano salvati» (1Tm2,4) e attende di essere nella gloria del cielo unita a Cristo, suo sposo. Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù: «Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto
passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve» (Esclamazioni dell’anima a Dio, 15,3).

In evidenza: 23 Febbraio 2025

Esercizi Spirituali in Parrocchia

 

Venite in disparte e riposatevi un po’ (Mc 6,31)

Anche quest’anno la nostra Parrocchia vive una “sosta spirituale” all’inizio della Quaresima per prepararci alla Pasqua.

Da giovedì 6 marzo a domenica 9 marzo Padre Francesco, dei Frati “Vincenziani” di Livorno, offrirà le meditazioni in Chiesa a S.Anna.
Questo il programma (La stessa meditazione verrà proposta in tre momenti: ciascuno può partecipare nel tempo che gli è più comodo)

  • Giovedì 6, venerdì 7 e sabato 8 marzo:
    – Al mattino, ore 7.15 con recita delle Lodi, meditazione e S. Messa alle ore 8
    – Ore 13, Preghiera nella pausa pranzo
    – Alla sera, ore 21 (Sabato 8 marzo invece ore 17.30)
  • Domenica 9 marzo dalle 9.30 alle 11.30, in Auditorium, incontro conclusivo
  • Giovedì 6, venerdì 7 e sabato 8 marzo, dalle ore 9.30 alle 12 in Chiesa, Padre Francesco è disponibile per le Confessioni e per colloqui personali

In evidenza: 16 Febbraio 2025

Prendersi cura della vita o lasciar morire?

Da martedì 11 febbraio 2025, la Toscana è la prima regione in Italia ad avere una legge sul suicidio assistito.
Il Presidente dei Vescovi toscani, Card. Lojudice, di fronte alla legge approvata, ha detto: “Sancire con una legge regionale il diritto alla morte non è un traguardo, ma una sconfitta per tutti”.

Il Segretario dei Vescovi Italiani Mons. Baturi, afferma: “Noi siamo a favore della libertà. Ma significa liberare da un dolore ingiusto con le cure palliative, farci prossimo alle persone, anche offrendo una compagnia. Intorno al malato va creato un supporto concreto, per non lasciarlo mai solo, garantendo cura e solidarietà. Ma bisogna anche proteggere i più fragili dai rischi di una società che non dà valore all’esistenza umana. Vedo rinascere una sorta di potere che rivendica il diritto sulla vita e sulla morte. Prevale, insomma, l’affermazione individuale di una libertà derivante dalla proprietà, dal dominio sul corpo, piuttosto che l’affermazione della sacralità della vita.
Noi come Chiesa dobbiamo essere attenti. Per noi la vita è un fatto che ha conseguenze giuridiche, mentre la tendenza attuale è quella di trasformare la vita in un concetto giuridico. Con la conseguenza che dal potere di legiferare sulla vita si passi a quello di decidere “cosa è vita e cosa è morte.
Ed è un vulnus delle società attuali, del quale però spesso si ha poca consapevolezza”.

Habermas dice: “che la democrazia ha bisogno di principi sottratti alla regola della maggioranza” Ecco allora che per contenere l’assolutezza del potere è sempre più necessario “pensare alla vita come principio non disponibile. Questo mi garantisce dal sopruso di altri e dall’invadenza indebita.”

Secondo il testo della legge Toscana, il suicidio medicalmente assistito verrà effettuato in forma gratuita: è stata inserita una norma finanziaria che prevede per la Regione una spesa di 10.000 euro l’anno per 3 anni. Fondi che verranno presi dagli stanziamenti per “diritti sociali, politiche sociali e famiglia” alla voce “interventi per la disabilità”.
E questo è davvero un aspetto paradossale: finanziare la legge sul suicidio assistito prelevando fondi da ciò che è stanziato per le disabilità, dimostrazione che la cultura dello scarto, come la chiama Papa Francesco, continua a prevalere.

Dunque la Toscana è la prima Regione Italiana a valutare positivamente la proposta di una associazione di matrice radicale che altre Regioni hanno respinto o ritenuto illegittima. Ma una Regione è competente a regolare questa materia? Il Prof. Vari, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Europea di Roma afferma: “La Costituzione riserva espressamente le materie dell’ordinamento civile e dell’ordinamento penale all’esclusiva competenza legislativa dello Stato (art.117 comma 2). Non si può dubitare che la disciplina del fine vita debba rientrare nelle materie degli ordinamenti civile e penale. Si tratta infatti di stabilire l’ambito di applicazione di fattispecie di reato poste a tutela della vita umana e di individuare il confine della cosiddetta autodeterminazione terapeutica del paziente. In verità, neppure in presenza dei presupposti sostanziali e procedurali indicati nelle note sentenze del 2019 e del 2024, la giurisprudenza costituzionale ha mai riconosciuto al paziente il diritto in questione. In quelle decisioni – è bene ricordarlo – la Corte ha affermato con chiarezza l’impossibilità di desumere la generale inoffensività dell’aiuto al suicidio da un generico diritto all’autodeterminazione individuale e ha così riconosciuto il preminente rilievo costituzionale del principio di indisponibilità della vita umana. La stessa Corte ha invitato il Parlamento a intervenire ma non ha affatto riconosciuto una competenza regionale al riguardo.”

È interessante anche quanto dice la Dr.ssa Ruggieri, medico senese e componente del Comitato Nazionale di Bioetica: “Permettere la pratica del suicidio medicalmente assistito come una prestazione garantita dal Sistema Sanitario Nazionale è estraneo all’agire medico, contraddice alla radice il nostro ruolo professionale e pregiudica la fiducia da parte della persona fragile, ma è anche contro gli obiettivi e le finalità del Sistema Sanitario Nazionale che è garantire il diritto alla salute per tutti i cittadini. Diverso è il bisogno che noi medici incontriamo, diverse sono le risposte che i nostri malati attendono dalla politica, molto ancora bisogno fare in
Toscana sulle cure palliative: i nostri pazienti chiedono di non soffrire ma soprattutto di non essere abbandonati. Nonostante il suo sensibile disavanzo strutturale, la Toscana accusa gravi carenze assistenziali alle fragilità: risulta avere attivi solo il 59% dei posti hospice, solo 26 unità domiciliari su 36, appena un letto hospice pediatrico, e risulta priva dell’assistenza h24 e 7 giorni su 7. Sono necessari più posti letto negli hospice distribuiti sul territorio, soprattutto pediatrici, è necessario consolidare le cure a domicilio e la garanzia di avere cure in ospedale. Vanno implementate le cure palliative precoci, di supporto alla qualità della vita dei pazienti, e favorito l’accesso a un numero maggiore di persone con patologie croniche complesse. E’ su questi aspetti che vorremmo vedere impegnati i politici in Regione.

(Dal quotidiano Avvenire del 12/02/2025)

In evidenza: 9 Febbraio 2025

 

Ringraziamento del Gruppo Caritas per l’attività del 2024

All’inizio del nuovo anno, desideriamo esprimere il nostro ringraziamento a tutta la comunità di S. Anna per il supporto che in vario modo abbiamo ricevuto nel corso del 2024.
Un sostegno davvero prezioso in considerazione del numero elevato di famiglie ( più di 200) che si sono rivolte a noi: famiglie in prevalenza numerose con bambini e ragazzi ma anche composte da una o due persone anziane e/o malate.
Gli aiuti dati riguardano le necessità primarie (viveri, vestiario, farmaci, bombole ,utenze., spese mediche…) ma anche supporti per l’inclusione e l’emancipazione (corsi di formazione, progetti sportivi e culturali , sostegno scolastico..).
Non sarà facile riuscire a ringraziare tutti e ci perdonerete se qualcuno ci sfugge perché è stato davvero continuo l’interessamento e la silenziosa partecipazione al nostro operare per i fratelli in difficoltà.
Grazie dunque di cuore a tutti per gli aiuti ricevuti nel corso del 2024, in particolare:

  • dai bambini della Scuola Materna “G. Rodari” di S. Anna che insieme ai genitori e al personale docente e non docente hanno raccolto e donato alimenti
  • dai gruppi della Befana che ci hanno donato parte delle offerte raccolte
  • dai gruppi di catechismo che hanno raccolto e donato viveri
  • dai gruppi di catechismo che hanno partecipato attivamente ad iniziative di raccolta viveri e giocattoli e sono venuti a trovarci per conoscere meglio il nostro servizio
  • da coloro che hanno lasciato offerte nella cassetta Caritas in chiesa e in farmacia
  • da coloro che hanno fatto offerte periodiche o una tantum
  • da coloro che in occasione di ricorrenze liete o tristi hanno fatto offerte in denaro o alimenti
  • da coloro che hanno portato in chiesa alimenti per la distribuzione alle famiglie
  • da coloro che hanno risposto con generosità alle diverse iniziative finalizzate alla raccolta fondi, viveri, materiale scolastico e farmaci
  • da coloro che hanno donato mobili, oggetti per la casa e per i bambini, abiti e scarpe
  • dalle aziende e associazioni che hanno regalato panettoni e pacchi alimentari
  • dalla Farmacia Maffei che, oltre alla consueta collaborazione, ha condiviso con noi le spese per i farmaci
  • dall’Associazione “ La Finestra” che ci ha supportato con le sue offerte
  • da coloro che ci hanno aiutato nell’organizzazione dei Pranzi di Fraternità

L’inizio di questo nuovo anno si presenta già molto difficoltoso e per questo speriamo che non si allenti la vostra fraterna solidarietà in modo da poter far fronte ancora alle necessità delle famiglie che contano sul nostro aiuto.
Grazie ancora !

Per informazioni contattare 3491319169 – 3207162452
Per donazioni, il nostro IBAN è IT44P0306913726100000012491


Si ringrazia per le offerte ricevute in memoria di Mira Polic, 50 euro e di Valeria e Paola Pera, 50 euro

In evidenza: 2 Febbraio 2025

Trasmettere la vita speranza per il mondo

“Trasmettere la vita speranza per il mondo”, è il titolo del messaggio che il Consiglio Permanente della CEI ci affida per la 47 Giornata per la vita del prossimo 2 Febbraio. Il brano biblico che ha ispirato i vescovi nella loro riflessione per questa Giornata è tratto dal libro della Sapienza: “Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita” (Sap 11,26).

Non sarà superfluo ricordare che questa Giornata la celebriamo in un contesto giubilare e in concomitanza con la festa della presentazione di Gesù al Tempio. In entrambi i casi è forte il rimando alla speranza. In primis perché l’Anno Giubilare ci orienta in questa direzione, secondariamente, perché nell’incontro con Simeone e Anna l’umanità vede realizzata la promessa di un Messia, venuto per liberare e aprire le porte dell’intimità con il Padre, con una alleanza dal sapore nuziale.

Anche i vescovi ci ricordano come non può venir meno la speranza, nonostante che in questo tempo si continuino a fare scelte egoistiche, vedi ad esempio l’ormai conclamata denatalità e la guerra come soluzione di conflitti, che però non trovano soluzione, che non rendono veramente libero l’uomo. Ma l’antidoto sta proprio nel veleno. La speranza si nutre di fecondità ed è per natura sua generativa. Così siamo chiamati a operare per rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono un’apertura generosa alla vita, a tutte le vite.

Siamo invitati a “un’alleanza sociale per la speranza, che (…) lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengono a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo. Un’alleanza sociale che promuova la cultura della vita, mediante la proposta del valore della maternità e della paternità, della dignità inalienabile di ogni essere umano e della responsabilità di contribuire al futuro del Paese mediante la generazione e l’educazione dei figli.

In questa avventura possiamo confidare nell’alleanza con un Dio che si presenta come amante della vita, che si fa carico di ogni fragilità, che accorci a ogni distanza per permettere a ciascuno di noi di poter celebrare nozze eterne con lui. Vi invitiamo quindi a vivere questa Giornata come momento di riflessione, per diffondere semi di speranza e di nuova operosità, stringendo valide alleanze educative fra le istituzioni e anche fra le stesse famiglie per favorire la libertà vera.

Osiamo sperare che la Giornata per la Vita divenga sempre più un’occasione per spalancare le porte a nuove forme di fraternità solidale.

QUI il Testo integrale del messaggio


Ringraziamento del Gruppo Caritas per l’attività del 2024

All’inizio del nuovo anno, desideriamo esprimere il nostro ringraziamento a tutta la comunità di S. Anna per il supporto che in vario modo abbiamo ricevuto nel corso del 2024.
Un sostegno davvero prezioso in considerazione del numero elevato di famiglie ( più di 200) che si sono rivolte a noi: famiglie in prevalenza numerose con bambini e ragazzi ma anche composte da una o due persone anziane e/o malate.
Gli aiuti dati riguardano le necessità primarie (viveri, vestiario, farmaci, bombole ,utenze., spese mediche…) ma anche supporti per l’inclusione e l’emancipazione (corsi di formazione, progetti sportivi e culturali , sostegno scolastico..).
Non sarà facile riuscire a ringraziare tutti e ci perdonerete se qualcuno ci sfugge perché è stato davvero continuo l’interessamento e la silenziosa partecipazione al nostro operare per i fratelli in difficoltà.
Grazie dunque di cuore a tutti per gli aiuti ricevuti nel corso del 2024, in particolare:

  • dai bambini della Scuola Materna “G. Rodari” di S. Anna che insieme ai genitori e al personale docente e non docente hanno raccolto e donato alimenti
  • dai gruppi della Befana che ci hanno donato parte delle offerte raccolte
  • dai gruppi di catechismo che hanno raccolto e donato viveri
  • dai gruppi di catechismo che hanno partecipato attivamente ad iniziative di raccolta viveri e giocattoli e sono venuti a trovarci per conoscere meglio il nostro servizio
  • da coloro che hanno lasciato offerte nella cassetta Caritas in chiesa e in farmacia
  • da coloro che hanno fatto offerte periodiche o una tantum
  • da coloro che in occasione di ricorrenze liete o tristi hanno fatto offerte in denaro o alimenti
  • da coloro che hanno portato in chiesa alimenti per la distribuzione alle famiglie
  • da coloro che hanno risposto con generosità alle diverse iniziative finalizzate alla raccolta fondi, viveri, materiale scolastico e farmaci
  • da coloro che hanno donato mobili, oggetti per la casa e per i bambini, abiti e scarpe
  • dalle aziende e associazioni che hanno regalato panettoni e pacchi alimentari
  • dalla Farmacia Maffei che, oltre alla consueta collaborazione, ha condiviso con noi le spese per i farmaci
  • dall’Associazione “ La Finestra” che ci ha supportato con le sue offerte
  • da coloro che ci hanno aiutato nell’organizzazione dei Pranzi di Fraternità

L’inizio di questo nuovo anno si presenta già molto difficoltoso e per questo speriamo che non si allenti la vostra fraterna solidarietà in modo da poter far fronte ancora alle necessità delle famiglie che contano sul nostro aiuto.
Grazie ancora !

Per informazioni contattare 3491319169 – 3207162452
Per donazioni, il nostro IBAN è IT44P0306913726100000012491

 

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In evidenza: 26 Gennaio 2025

NEL GIUBILEO LA CHIAVE DELLA PACE:

RIMETTI IL DEBITO”

Nelle encicliche sociali di papa Francesco il tema del debito è affrontato nelle sue diverse declinazioni sociali e morali, unite dalla radice della responsabilità individuale e collettiva. Il tema richiama il Compendio di Dottrina sociale della Chiesa: “Il principio della solidarietà comporta che gli uomini del nostro tempo coltivino maggiormente la consapevolezza del debito che hanno nei confronti della società nella quale sono inseriti…” (n°195). Nel circolo del perdono che genera misericordia siamo tutti debitori delle necessarie condizioni per una esistenza più umana, che è tale per la cultura, i beni materiali e immateriali e, oggi più che mai, per i beni essenziali alla sopravvivenza che portano il nome della pace come bene comune e indivisibile.

Rimetti il debito” cosa vuol dire? L’accezione giuridica è utile a comprendere il senso di liberazione: il creditore volontariamente rinuncia al proprio credito in un esercizio di libertà che solleva la persona dalla schiavitù contraria alla dignità umana. Rimettere è re-emittere, mettere di nuovo sulla via, riabilitare, condonare il debito. Ed è anche re-existere, resistere per uscire dalla condizione della schiavitù quotidiana in cui ciascuno di noi si trova, immerso tra dipendenze e vicissitudini forzate da logiche di mercato e di profitto e dalla quale ci si può svincolare solo se riconosciamo gratitudine verso Colui che mai ci abbandona. Ed è anche imparare a chiedere e a dare perdono alle donne, ai bambini, agli anziani, agli uomini, ai deboli, al Creato: sarebbe impossibile chiedere perdono a Dio senza farlo prima ai “più piccoli”, agli impoveriti, agli affamati e assetati di giustizia e di pace, ai più bisognosi di speranza. Potremmo dire oggi beato chi spera perché non ha perso Dio e nella sua ricerca quotidiana trova vie di pace e di misericordia.

Il Papa indica 3 azioni politiche: riduzione del debito internazionale e del debito ecologico; rispetto della dignità della vita umana fin dal concepimento alla morte naturale; la costituzione di un fondo per le giovani generazioni incrementato da una percentuale fissa della spese per gli armamenti. Azioni di pace che trovano la premessa nel gesto del “disarmo del cuore” nella responsabilità verso le giovani generazioni perché sin da subito tutti possano assumersene il carico e il futuro non sia ancora una irresponsabile procrastinazione di ciò che non è più rinviabile. Per queste generazioni – in particolare gli under 35, che risentono, come spiega Alessandro Rosina, di un indebitamento record che rompe il patto generazionale – non resta che andare via dai paesi di origine con l’amara constatazione che senza di loro le cose non potranno che peggiorare.

Come ha scritto il Papa nel messaggio per la Giornata per la Pace, “quando mi spoglio dell’arma del credito e ridono la via della speranza a una sorella o a un fratello, contribuisco al ristabilimento della giustizia di Dio su questa terra e mi incammino con quella persona verso la meta della pace”.

(Francesco Del Pizzo – Dal Quotidiano “Avvenire”)


 

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