Con quale misura

 

Osservava come la folla vi gettava monete (Marco 12,41)

 

Con quale criterio valutare un’offerta? Dalla consistenza della somma? Da quello che essa permette di costruire? Dalla difficoltà in cui ci si trova immersi quando essa arriva? Nel brano evangelico Gesù si mette a osservare quello che sta accadendo nel tempio. E nota tutti i gesti che accompagnano il momento in cui uno fa la sua offerta. Probabilmente distingue con chiarezza quanto sia più o meno importante il dono che viene fatto: le monete hanno un valore reale e dal suono che producono si è in grado di capire se si tratti di spiccioli o di qualcosa di sostanzioso.

E tuttavia, proprio dal suo punto di osservazione, Gesù invita i suoi discepoli (e ognuno di noi) a trovare il “criterio” giusto. La povera vedova, infatti, che ha messo nella cassetta solo due spiccioli ha donato più di tutti perché era tutto quello che aveva, quello che le serviva per vivere.

La distinzione fra superfluo e necessario diventa dunque la bussola per valutare la generosità. Che cosa abbiamo dato? Quello che avevamo in più o quello che ci era indispensabile? Quello che ci avanzava o quello che avrebbe dovuto sfamarci?

Percorrendo la biografia dei fratelli Flavio e Gedeone Corrà ci si imbatte in un episodio avvenuto nel lager poco prima della loro morte. I due assistono ad una lite furibonda fra due internati: uno ha strappato all’altro il pezzo di pane che è stato appena distribuito e ora se lo contendono picchiandosi selvaggiamente. Finchè Flavio Corrà decide di alzarsi e di far terminare la disputa offrendo, a quello che era stato derubato, la sua fetta di pane. Gedeone, naturalmente, è pronto a spezzare in due la sua per darla al fratello.

Il Vangelo di questa domenica ci invita a questa eroicità. E quindi riduce la soddisfazione che proviamo quando ci sentiamo particolarmente buoni perché abbiamo regalato ai poveri i vestiti usati, i capi fuori moda, gli oggetti che non ci servono più…Si tratta, certo, di doni utili, ma la carità è ben altra cosa! L’amore lo si vede da ben altro… Non è casuale che a donare tutto quello che aveva sia stata una “povera” vedova: i poveri, spesso, ci insegnano cosa sia veramente la fraternità e la solidarietà, perché arrivano a tirare fuori tutto il poco che hanno per aiutare chi è in situazione peggiore della loro.

Noi, così reticenti quando si tratta di essere veramente generosi, veniamo ammaestrati da coloro che regalano con gioia quel poco che hanno a disposizione…solo perché qualcuno ne ha tremendamente bisogno!

 


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
    Il giovedì non viene celebrata la Messa in parrocchia perché siamo invitati alla celebrazione comunitaria della liturgia della Parola di tutte la parrocchie cittadine
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


 

 

Dio o il prossimo?

 

Qual è il primo di tutti i comandamenti?

 

Quante volte abbiamo udito questo dilemma, talvolta esposto addirittura con toni accorati. Prodigarsi per il fratello che sta male, assisterlo, accudirlo, consacrarsi a lui oppure immergersi nell’ascolto della Parola di Dio e nel dialogo profondo con Lui? Il Vangelo di oggi lo dice chiaramente: si tratta di un falso problema. Dio e il prossimo non sono affatto in concorrenza fra loro. Chi ama Dio veramente con tutto se stesso non può ignorare il prossimo. Anzi, è invitato a considerare prossimo ogni persona che trova sulla sua strada, non solo il familiare, il parente, l’amico, ma ogni essere umano che ha, proprio come lui, diritti e doveri, bisogni e desideri, necessità e sogni.

Anche chi ama il prossimo, però, non può fare a meno di amare quel Dio che è la sorgente della sua vita. Colui che lo ama come un figlio e gli regala una moltitudine di fratelli. Amare quel Dio che continua a donare misericordia e insegna a fare altrettanto, offre pazienza e induce ad averne con quelli che assistiamo.

In effetti l’esperienza autentica di servizio difficilmente regge se non si è sorretti da Qualcuno che ci sostiene con la sua bontà, la sua bontà, la sua compassione, la sua tenerezza e che ci permette di affidargli le nostre fatiche e di sorridere delle nostre stanchezze e anche dei nostri limiti. Amare Dio significa attenderlo, mettersi in ascolto, accoglierlo come e quando ha deciso di rivelarsi a noi. Non un Dio “tappabuchi” ma un Dio il cui rapporto risulta prezioso nella salute come nella malattia, nella stagione del benessere come in quella della penuria. Anche amare il prossimo non è poi così facile, immediato, spontaneo. Il prossimo arriva talvolta nel momento sbagliato, infastidisce quando continua ad insistere, mette a dura prova la nostra pazienza. Per amarlo veramente bisogna accettarlo, non semplicemente far finta di volergli bene. E riservargli attenzione anche quando si avrebbe voglia di fare tutt’altro.

D’altronde questo vale “più di tutti gli olocausti e i sacrifici” dice il Vangelo, più di tutte le devozioni e di tutti i pellegrinaggi.

 


Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
    Il giovedì non viene celebrata la Messa in parrocchia perché siamo invitati alla celebrazione comunitaria della liturgia della Parola di tutte la parrocchie cittadine
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


 

 

Il grido di Bartimeo

 

Gesù, abbi pietà di me! (Marco 10,49)

 

Quello di Bartimeo è un grido che s’impone, con la sua forza, fin dagli inizi del brano odierno. Contiene in sé l’espressione di una speranza forte, riposta in colui che viene riconosciuto come il “Figlio di Davide”, il Messia atteso.

Ma perché grida questo cieco di Gerico seduto lungo la strada a mendicare? Grida, senz’altro, per farsi sentire. Grida perché la sua condizione di povero, condannato a vivere di accattonaggio, è dura, intollerabile: nella sua voce si esprime, dunque, tutta la sofferenza che percorre la sua esistenza.
Ma grida, soprattutto, perché ha sentito che passava Gesù: egli lancia verso di Lui la sua invocazione, colma di speranza, di attesa, di desiderio. Sì, è proprio questione di desiderio: un desiderio che non resta inascoltato perché Gesù si ferma e lo fa chiamare.
E’ Gesù, certo, che prende l’iniziativa: è Lui che passa per la via, Lui che decide di incontrare e di guarire questo cieco. Ma anche Bartimeo ha fatto la sua parte, destato da quella presenza.

Questa non è solo la storia di Bartimeo, ma di ognuno di noi che viene alla fede e comincia finalmente a vederci, con gli occhi di Dio. Nel suo grido non c’è solo la sofferenza, ma anche tutta la sua fede, una fede che Gesù vede e riconosce (“La tua fede ti ha salvato”). E c’è la speranza, un fuoco vivo, che non può fare a meno di imporsi all’attenzione.
Speranza di veder cambiata la propria vita.

Fanno uno strano contrasto le nostre Comunità cristiane con la determinazione di Bartimeo. Appaiono silenziose o in ogni caso immerse in un bisbiglio, che stenta a riconoscersi in mezzo ai tanti rumori della strada. Una voce flebile, che non si fa sentire, come flebile sono la fede e la speranza che ci abitano.
In effetti, Lui, Gesù, continua a visitarci, a passare, ma noi non siamo scossi dalla sua presenza. Forse perché dubitiamo della sua capacità di cambiare la nostra vita.

Possa la liturgia di questa domenica diventare un fuoco che accende la speranza dell’assemblea, che irrobustisce la sua fede e le permette finalmente di gridare, di rivolgersi a Gesù con la stessa forza di Bartimeo, pronta ad abbandonare ogni impedimento pur di incontrarlo.

 

Orario SS. Messe:

  • Giorni feriali ore 18.30
    Il giovedì non viene celebrata la Messa in parrocchia perché siamo invitati alla celebrazione comunitaria della liturgia della Parola di tutte la parrocchie cittadine
  • Sabato e vigilia delle feste ore 19
  • Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368


Ottobre Missionario

In questa ultima settimana di ottobre, mese missionario, riproponiamo la lettura del libro scritto da Selene Pera, missionaria laica lucchese, che ci ha arricchito due domeniche fa con la sua testimonianza.

Il costo del libro è di 12€, l’intero ricavato andrà a favore del dispensario delle Sorelle di Santa Gemma di Kavimvira (R.D. Congo) e può essere acquistato presso:
– La Casa Editrice Pacini Fazzi, via Sant’Andrea 12 centro storico
– ⁠La Casa Madre delle Sorelle di Santa Gemma, via Madre Gemma Giannini 1 a Camigliano
Oppure è possibile richiederlo inviando un messaggio al numero 3408771379.

Eppure si vive anche cosi è la frase che Selene ripete dentro di sé ogni volta che si scontra con la miseria che imprigiona la gran parte dei congolesi. Rimane incredula, disarmata e impotente di fronte a condizioni che compromettono fortemente la dignità umana.

Laica missionaria, decide di partire per la Repubblica Democratica del Congo nell’ottobre 2023 dove vi rimane per tre mesi nelle comunità della Congregazione Missionaria delle Sorelle di Santa Gemma.

Le religiose, che Selene conosce sin da quando era piccola, fanno da cornice alle esperienze raccontate in questo libro.
Un viaggio autentico in una terra fortemente segnata dall’ingiustizia dalla povertà, effetti diretti di una guerra che va avanti da decenni.
Nelle settimane passate in Africa ha la possibilità anche di trascorrere dieci giorni tra il Burundi e il Rwanda e di vivere sia la realtà di città importanti come Bujumbura, sia quella di villaggi poverissimi come Rwamagana.
Il contatto con i carcerati, i malati, gli anziani nelle baraccopoli e i bambini della strada generano in Selene il bisogno di condividere le proprie riflessioni e di far conoscere a quante più persone possibili la resilienza di questo popolo alle dure condizioni di vita che segnano il Paese.

 

Tra di voi non è così

 

Uno alla tua destra e uno alla tua sinistra (Marco 10,37)

I discepoli sono vissuti con Gesù, gomito a gomito, per tanto tempo. Hanno ascoltato le sue parole, hanno visto i suoi gesti di liberazione e di misericordia. In fondo proprio loro, che stanno a diretto contatto con lui, faticano a cogliere la “novità”. Sperano nel Regno di Dio ma lo immaginano con il funzionamento di questo mondo e quindi aspirano, giustamente, a un posto significativo, di potere.

Gli annunci della Passione e della morte non riescono a scalfirli più di tanto. Probabilmente – pensano – Gesù vuole prepararli alla lotta decisiva che prelude al successo. Una volta sbaragliati i nemici, si aprirà per loro il momento della gloria, in cui vedranno premiata la loro fedeltà, la loro adesione al Maestro. A noi viene da sorridere, quando ascoltiamo la richiesta di Giacomo e Giovanni, ma poi ci accorgiamo che con la tentazione dei due apostoli dobbiamo fare i conti ogni giorno. Perché la loro logica rischia di essere la nostra, ed è logica di potere, di prestigio, di successo. Perché in ognuno di noi cova il desiderio, più o meno inconfessato, di raggiungere un posto significativo. Al contrario, la logica di Gesù ci risulta poco accattivante. Nel nostro mondo non sono i servi che salgono sul palco, ma i potenti; non sono i servi che comandano, ma quelli che hanno autorità e forza…

No, la nostra logica va in tutt’altro senso. Prevede la visibilità e quindi l’esibizione della forza. Si propone come obiettivo la vittoria, che coincide – guarda caso – con la capacità di sbaragliare gli avversari, di ridurli al nulla. La logica mondana funziona con il dispiegamento massiccio di forze: persone, mezzi, risorse. Adopera una strategia che non è affatto ingenua, ma si inserisce con maestria nella complessità delle vicende umane.

Può contare su un buon sostegno pubblicitario e su un’adesione da parte del pubblico. Ma è la logica di Gesù? La logica del Regno? E’ tutto qui il terribile dilemma. Come cristiani possiamo annunciare il Regno di Dio che non è di questo mondo, con metodi, strutture e progetti che ne assumono fino in fondo la logica? Ma alla fine chi è che “regna” davvero oltre la precarietà umana e la morte stessa?


Orario SS. Messe:

Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

Il sabato, dalle ore 10 alle ore 12, Adorazione Eucaristica

In questo orario i preti sono a disposizione per celebrare il
Sacramento della Riconciliazione.
Per celebrare il sacramento della Confessione è possibile anche contattare i preti:
Don Paolo 347 3002895 – Don Francesco  347 8804368

 

È più facile che un cammello…

 

Quanto è difficile, per chi possiede ricchezze, entrare nel regno di Dio (Marco 10,23)

 

Ammettiamolo: un Vangelo come quello di questa domenica in fondo ci disturba. Ci pare un po’ eccessivo il tono con cui Gesù ci mette in guardia dalle ricchezze. Abbiamo bisogno di soldi e di beni materiali per vivere. Se poi abbiamo la responsabilità di una famiglia, se siamo dei genitori, non possiamo rinunciare ad avere da parte qualcosa a cui attingere in caso di bisogno.

Dov’è, dunque, il pericolo costituito dalla ricchezza? Ci fornisce degli agi, ci risolve alcuni problemi molto concreti, ci consente di vivere senza eccessive restrizioni e privazioni. E poi, è il frutto del nostro lavoro, della nostra intraprendenza, della fantasia e dell’impegno che abbiamo dimostrato. Gesù vuole forse fare di noi delle persone che vivono alla giornata, senza alcuna risorsa per il domani, incapaci di far fronte ai molteplici impegni che si presentano? In effetti il racconto di questa domenica ci aiuta ad andare al cuore del problema.

C’è un incontro che può diventare decisivo: quell’uomo , fin dalla sua giovinezza, rispetta i comandamenti e c’è in lui dello slancio, dell’entusiasmo, il desiderio sincero di raggiungere la vita eterna.
Gesù intravede le possibilità che porta con sé: il regno Dio, il disegno del Padre, ha bisogno di gente come lui. Per fare questo, però, ci vuole una fiducia a tutta prova: c’è un passato da lasciarsi alle spalle, con tutte le sue sicurezze, per affrontare un futuro che è totalmente nuovo, nelle mani di Dio.
Ed è proprio qui che tutto si inceppa: lo sguardo d’amore di Gesù trova un ostacolo nell’attaccamento di quell’uomo ai suoi beni. Ma quel carico non può portarlo con sé, se effettivamente crede in Gesù e punta tutta la sua vita sul suo annuncio.
Quelle ricchezze diventano un peso che impedisce la libertà del discepolo. Le ricchezze costituiscono un pericolo perché finiscono con l’attaccarsi al cuore.
E Gesù non chiede solo un ritaglio, gli avanzi del nostro tempo e del nostro amore: esige tutto.

La fede in ultima analisi comporta una scommessa e la puntata non ha la consistenza di qualche spicciolo. Gesù ci chiede di investire tutto su di Lui: solo così mettiamo la nostra vita interamente nelle su mani e possiamo ritrovarla trasfigurata dal suo amore!


Ottobre Missionario

La Chiesa invita a riflettere e pregare, nel mese di ottobre, sull’aspetto missionario della nostra fede. Tutti noi siamo discepoli-missionari di Cristo, chiamati ad annunciare il Vangelo nel mondo contemporaneo, come ci ricorda il messaggio di Papa Francesco per questa giornata: Andate e invitate al banchetto tutti (cfr Mt 22,9)

Questa domenica ci aiuta nella riflessione Selene Pera, missionaria laica lucchese, che parla della sua esperienza proponendoci anche la lettura di un libro da lei scritto, il cui ricavato è interamente devoluto alla missione delle Sorelle di Santa Gemma in Congo.

Eppure si vive anche cosi è la frase che Selene ripete dentro di sé ogni volta che si scontra con la miseria che imprigiona la gran parte dei congolesi.
Rimane incredula, disarmata e impotente di fronte a condizioni che compromettono fortemente la dignità umana.

Laica missionaria, decide di partire per la Repubblica Democratica del Congo nell’ottobre 2023 dove vi rimane per tre mesi nelle comunità della Congregazione Missionaria delle Sorelle di Santa Gemma.

Le religiose, che Selene conosce sin da quando era piccola, fanno da cornice alle esperienze raccontate in questo libro.

Un viaggio autentico in una terra fortemente segnata dall’ingiustizia dalla povertà, effetti diretti di una guerra che va avanti da decenni.

Nelle settimane passate in Africa ha la possibilità anche di trascorrere dieci giorni tra il Burundi e il Rwanda e di vivere sia la realtà di città importanti come Bujumbura, sia quella di villaggi poverissimi come Rwamagana.

Il contatto con i carcerati, i malati, gli anziani nelle baraccopoli e i bambini della strada generano in Selene il bisogno di condividere le proprie riflessioni e di far conoscere a quante più persone possibili la resilienza di questo popolo alle dure condizioni di vita che segnano il Paese.

 

Ciò che Dio ha congiunto

 

 

A volte succede che, durante al celebrazione di un matrimonio, si crea un clima eccessivamente allegro e scanzonato, al punto da far smarrire la serietà e la grandezza di ciò che sta accadendo.

In questi casi dobbiamo rammentare che, certo, “ministri” del Sacramento sono gli sposi e non è per caso che si trovano situati al centro dello spazio liturgico.
Ma è altrettanto vero che il protagonista principale è Dio: è Lui che ci dona la sua presenza di grazia, è Lui che dobbiamo accogliere con gioia e riconoscenza.

Spesso, infatti, sembra che proprio Dio sia, alla fin fine, relegato nell’ombra. Quasi che il matrimonio nascesse solamente dall’impegno di uno uomo e di una donna, manifestato nel testo – sobrio ed essenziale –della promessa che essi pronunciano. Quasi che non fosse invece proprio Dio, agendo in prima persona, a garantire con la sua luce e la sua forza, la solidità di un legame di amore assunto pubblicamente con i suoi diritti e doveri.

Ecco perché gli sposi dovrebbero vivere con gioia, ma anche con un certo “timore e tremore” il rito che, nella sua brevità, è inversamente proporzionale agli effetti che produce.
Si, gesti semplici e parole misurate, ma che cambiano l’esistenza di due esseri umani e fanno di loro, nella diversità che costituisce una ricchezza, “una carne sola”.
Così sembra appropriata la scelta del rituale, che mette a sigillo della formula matrimoniale una frase di Gesù tolta direttamente dal testo evangelico: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Si tratta di un avvertimento esplicito volto a tutelare quel legame d’amore che non si riduce a una relazione privata tra gli sposi, ma gode della presenza stessa di Dio del suo sostegno.

Rompere un matrimonio non è solo violare, dunque, qualcosa di prezioso e di grande come l’amore che unisce due sposi, ma è addirittura un atto contro Dio, contro una realtà santa sulla quale egli profonde il suo amore. Non è il caso, allora, di prendere alla leggera tutto ciò che contribuisce a sminuire il valore della fedeltà coniugale: un bene determinante per la stabilità della famiglia, per la comunione esistente fra gli sposi, per la serenità dei loro figli. Guardandoci attorno, tanti di noi non possono che esprimere gratitudine ai loro genitori per questo dono che ci hanno fatto: probabilmente la nostra esistenza non è stata colmata di regali di ogni genere, ma questo regalo vale di più di qualsiasi altro.

 


La Chiesa Parrocchiale è riaperta

La chiesa, completati i lavori di ristrutturazione e l’ installazione del nuovo sistema di riscaldamento, è riaperta da sabato 21 settembre.

Tutte le celebrazioni, eccetto quella festiva delle ore 18, si svolgono nella Chiesa Parrocchiale

Orario SS. Messe:

Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

 

La tentazione della chiusura

 

 

Il Vangelo della Liturgia odierna ci racconta un breve dialogo tra Gesù e l’Apostolo Giovanni, che parla a nome di tutto il gruppo dei discepoli. Essi hanno visto un uomo che scacciava i demoni nel nome del Signore, ma glielo hanno impedito perché non faceva parte del loro gruppo. Gesù, a questo punto, li invita a non ostacolare chi si adopera nel bene, perché concorre a realizzare il progetto di Dio (cfr Mc 9,38-41). Poi ammonisce: invece di dividere le persone in buone e cattive, tutti siamo chiamati a vigilare sul nostro cuore, perché non ci succeda di soccombere al male e di dare scandalo agli altri (cfr vv. 42-45.47-48).

Le parole di Gesù svelano insomma una tentazione e offrono un’esortazione. La tentazione è quella della chiusura. I discepoli vorrebbero impedire un’opera di bene solo perché chi l’ha compiuta non apparteneva al loro gruppo. Pensano di avere “l’esclusiva su Gesù” e di essere gli unici autorizzati a lavorare per il Regno di Dio. Ma così finiscono per sentirsi prediletti e considerano gli altri come estranei, fino a diventare ostili nei loro confronti. Fratelli e sorelle, ogni chiusura, infatti, fa tenere a distanza chi non la pensa come noi e questo – lo sappiamo – è la radice di tanti mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso.

Ma occorre anche vigilare sulla chiusura nella Chiesa. Perché il diavolo, che è il divisore – questo significa la parola “diavolo”, che fa la divisione – insinua sempre sospetti per dividere ed escludere la gente. Tenta con furbizia, e può succedere come a quei discepoli, che arrivano a escludere persino chi aveva cacciato il diavolo stesso! A volte anche noi, invece di essere comunità umili e aperte, possiamo dare l’impressione di fare “i primi della classe” e tenere gli altri a distanza; invece che cercare di camminare con tutti, possiamo esibire la nostra “patente di credenti”: “io sono credente”, “io sono cattolico”, “io sono cattolica”, “io appartengo a questa associazione, all’altra…”; e gli altri poveretti no. Questo è un peccato. Esibire la “patente di credenti” per giudicare ed escludere. Chiediamo la grazia di superare la tentazione di giudicare e di catalogare, e che Dio ci preservi dalla mentalità del “nido”, quella di custodirci gelosamente nel piccolo gruppo di chi si ritiene buono: il prete con i suoi fedelissimi, gli operatori pastorali chiusi tra di loro perché nessuno si infiltri, i movimenti e le associazioni nel proprio carisma particolare, e così via. Chiusi. Tutto ciò rischia di fare delle comunità cristiane dei luoghi di separazione e non di comunione. Lo Spirito Santo non vuole chiusure; vuole apertura, comunità accoglienti dove ci sia posto per tutti.

E poi nel Vangelo c’è l’esortazione di Gesù: invece di giudicare tutto e tutti, stiamo attenti a noi stessi! Infatti, il rischio è quello di essere inflessibili verso gli altri e indulgenti verso di noi. E Gesù ci esorta a non scendere a patti col male, con immagini che colpiscono: “Se qualcosa in te è motivo di scandalo, taglialo!” (cfr vv. 43-48). Se qualcosa ti fa male, taglialo! Non dice: “Se qualcosa è motivo di scandalo, fermati, pensaci su, migliora un po’…”. No: “Taglialo! Subito!”. Gesù è radicale in questo, esigente, ma per il nostro bene, come un bravo medico. Ogni taglio, ogni potatura, è per crescere meglio e portare frutto nell’amore. Chiediamoci allora: cosa c’è in me che contrasta col Vangelo? Che cosa, concretamente, Gesù vuole che io tagli nella mia vita?

Preghiamo la Vergine Immacolata, perché ci aiuti a essere accoglienti verso gli altri e vigilanti su noi stessi.

Papa Francesco, Angelus del 26 settembre 2021

 


La Chiesa Parrocchiale è riaperta

La chiesa, completati i lavori di ristrutturazione e l’ installazione del nuovo sistema di riscaldamento, è riaperta da sabato 21 settembre.

Tutte le celebrazioni, eccetto quella festiva delle ore 18, si svolgono nella Chiesa Parrocchiale

Orario SS. Messe:

Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

 

Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti

 

 

Il Vangelo della Liturgia odierna (Mc 9,30-37) narra che, lungo il cammino verso Gerusalemme, i discepoli di Gesù discutevano su chi «tra loro fosse più grande» (v. 34). Allora Gesù rivolse loro una frase forte, che vale anche per noi oggi: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (v. 35). Se tu vuoi essere il primo, devi andare in coda, essere l’ultimo, e servire tutti. Mediante questa frase lapidaria, il Signore inaugura un capovolgimento: rovescia i criteri che segnano che cosa conta davvero. Il valore di una persona non dipende più dal ruolo che ricopre, dal successo che ha, dal lavoro che svolge, dai soldi in banca; no, no, non dipende da quello; la grandezza e la riuscita, agli occhi di Dio, hanno un metro diverso: si misurano sul servizio. Non su quello che si ha, ma su quello che si dà. Vuoi primeggiare? Servi. Questa è la strada.

Oggi la parola “servizio” appare un po’ sbiadita, logorata dall’uso. Ma nel Vangelo ha un significato preciso e concreto. Servire non è un’espressione di cortesia: è fare come Gesù, il quale, riassumendo in poche parole la sua vita, ha detto di essere venuto «non per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,45). Così ha detto il Signore. Dunque, se vogliamo seguire Gesù, dobbiamo percorrere la via che Lui stesso ha tracciato, la via del servizio. La nostra fedeltà al Signore dipende dalla nostra disponibilità a servire. E questo, lo sappiamo, costa, perché “sa di croce”. Ma, mentre crescono la cura e la disponibilità verso gli altri, diventiamo più liberi dentro, più simili a Gesù. Più serviamo, più avvertiamo la presenza di Dio. Soprattutto quando serviamo chi non ha da restituirci, i poveri, abbracciandone le difficoltà e i bisogni con la tenera compassione: e lì scopriamo di essere a nostra volta amati e abbracciati da Dio.

Gesù, proprio per illustrare questo, dopo aver parlato del primato del servizio, compie un gesto. Abbiamo visto che i gesti di Gesù sono più forti delle parole che usa. E qual è il gesto? Prende un bambino e lo pone in mezzo ai discepoli, al centro, nel luogo più importante (cfr v. 36). Il bambino, nel Vangelo, non simboleggia tanto l’innocenza, quanto la piccolezza. Perché i piccoli, come i bambini, dipendono dagli altri, dai grandi, hanno bisogno di ricevere. Gesù abbraccia quel bambino e dice che chi accoglie un piccolo, un bambino, accoglie Lui (cfr v. 37). Ecco anzitutto chi servire: quanti hanno bisogno di ricevere e non hanno da restituire. Servire coloro che hanno bisogno di ricevere e non hanno da restituire. Accogliendo chi è ai margini, trascurato, accogliamo Gesù, perché Egli sta lì. E in un piccolo, in un povero che serviamo riceviamo anche noi l’abbraccio tenero di Dio.

Cari fratelli e sorelle, interpellati dal Vangelo, facciamoci delle domande: io, che seguo Gesù, mi interesso a chi è più trascurato? Oppure, come i discepoli quel giorno, vado in cerca di gratificazioni personali? Intendo la vita come una competizione per farmi spazio a discapito degli altri oppure credo che primeggiare significa servire? E, concretamente: dedico tempo a qualche “piccolo”, a una persona che non ha i mezzi per contraccambiare? Mi occupo di qualcuno che non può restituirmi o solo dei miei parenti e amici? Sono domande che noi possiamo farci.

La Vergine Maria, umile serva del Signore, ci aiuti a comprendere che servire non ci fa diminuire, ma ci fa crescere. E che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (cfr At 20,35).

Papa Francesco, Angelus del 19 settembre 2021

 


La Chiesa Parrocchiale è riaperta

La chiesa, completati i lavori di ristrutturazione e l’ installazione del nuovo sistema di riscaldamento, è riaperta da sabato 21 settembre.

Tutte le celebrazioni, eccetto quella festiva delle ore 18, si svolgeranno nella Chiesa Parrocchiale

Orario SS. Messe:

Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

 

Chi è Gesù?

 

 

Nel brano evangelico di oggi (cfr Mc 8,27-35), ritorna la domanda che attraversa tutto il Vangelo di Marco: chi è Gesù? Ma questa volta è Gesù stesso che la pone ai discepoli, aiutandoli gradualmente ad affrontare l’interrogativo sulla sua identità. Prima di interpellare direttamente loro, i Dodici, Gesù vuole sentire da loro che cosa pensa di Lui la gente – e sa bene che i discepoli sono molto sensibili alla popolarità del Maestro! Perciò domanda: «La gente, chi dice che io sia?» (v. 27). Ne emerge che Gesù è considerato dal popolo un grande profeta. Ma, in realtà, a Lui non interessano i sondaggi e le chiacchiere della gente. Egli non accetta nemmeno che i suoi discepoli rispondano alle sue domande con formule preconfezionate, citando personaggi famosi della Sacra Scrittura, perché una fede che si riduce alle formule è una fede miope.

Il Signore vuole che i suoi discepoli di ieri e di oggi instaurino con Lui una relazione personale, e così lo accolgano al centro della loro vita. Per questo li sprona a porsi in tutta verità di fronte a sé stessi, e chiede: «Ma voi, chi dite che io sia?» (v. 29). Gesù, oggi, rivolge questa richiesta così diretta e confidenziale a ciascuno di noi: “Tu, chi dici che io sia? Voi, chi dite che io sia? Chi sono io per te?”. Ognuno è chiamato a rispondere, nel proprio cuore, lasciandosi illuminare dalla luce che il Padre ci dà per conoscere il suo Figlio Gesù. E può accadere anche a noi, come a Pietro, di affermare con entusiasmo: «Tu sei il Cristo». Quando però Gesù ci dice chiaramente quello che disse ai discepoli, cioè che la sua missione si compie non nella strada larga del successo, ma nel sentiero arduo del Servo sofferente, umiliato, rifiutato e crocifisso, allora può capitare anche a noi, come a Pietro, di protestare e ribellarci perché questo contrasta con le nostre attese, con le attese mondane. In quei momenti, anche noi meritiamo il salutare rimprovero di Gesù: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (v. 33).

Fratelli e sorelle, la professione di fede in Gesù Cristo non può fermarsi alle parole, ma chiede di essere autenticata da scelte e gesti concreti, da una vita improntata all’amore di Dio, di una vita grande, di una vita con tanto amore per il prossimo. Gesù ci dice che per seguire Lui, per essere suoi discepoli, bisogna rinnegare sé stessi (cfr v. 34), cioè le pretese del proprio orgoglio egoistico, e prendere la propria croce. Poi dà a tutti una regola fondamentale. E qual è questa regola? «Chi vorrà salvare la propria vita la perderà. Spesso nella vita, per tanti motivi, sbagliamo strada, cercando la felicità solo nelle cose, o nelle persone che trattiamo come cose. Ma la felicità la troviamo soltanto quando l’amore, quello vero, ci incontra, ci sorprende, ci cambia. L’amore cambia tutto! E l’amore può cambiare anche noi, ognuno di noi. Lo dimostrano le testimonianze dei santi.

La Vergine Maria, che ha vissuto la sua fede seguendo fedelmente il suo Figlio Gesù, aiuti anche noi a camminare nella sua strada, spendendo generosamente la nostra vita per Lui e per i fratelli.

Papa Francesco, Angelus del 16 settembre 2018

 


Riapre la Chiesa Parrocchiale

La chiesa, che è chiusa da lunedì 29 luglio per completare i lavori di ristrutturazione, in particolare per l’ installazione del nuovo sistema di riscaldamento, riaprirà sabato prossimo con la messa festiva delle ore 19

Da sabato prossimo tutte le celebrazioni, eccetto quella festiva delle ore 18, si svolgeranno nella Chiesa Parrocchiale

Orario SS. Messe:

Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12 – Ore 18 in Auditorium

 

Fa udire i sordi e fa parlare i muti

 

 

Il Vangelo di questa domenica (cfr Mc 7,31-37) riferisce l’episodio della guarigione miracolosa di un sordomuto, operata da Gesù. Gli portarono un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. Egli, invece, compie su di lui diversi gesti: prima di tutto lo condusse in disparte lontano dalla folla. In questa occasione, come in altre, Gesù agisce sempre con discrezione. Non vuole fare colpo sulla gente, Lui non è alla ricerca della popolarità o del successo, ma desidera soltanto fare del bene alle persone. Con questo atteggiamento, Egli ci insegna che il bene va compiuto senza clamori, senza ostentazione, senza “far suonare la tromba”. Va compiuto in silenzio.

Quando si trovò in disparte, Gesù mise le dita nelle orecchie del sordomuto e con la saliva gli toccò la lingua. Questo gesto rimanda all’Incarnazione. Il Figlio di Dio è un uomo inserito nella realtà umana: si è fatto uomo, pertanto può comprendere la condizione penosa di un altro uomo e interviene con un gesto nel quale è coinvolta la propria umanità. Al tempo stesso, Gesù vuol far capire che il miracolo avviene a motivo della sua unione con il Padre: per questo, alzò lo sguardo al cielo. Poi emise un sospiro e pronunciò la parola risolutiva: «Effatà», che significa “Apriti”. E subito l’uomo venne sanato: gli si aprirono gli orecchi, gli si sciolse la lingua. La guarigione fu per lui un’«apertura» agli altri e al mondo.

Questo racconto del Vangelo sottolinea l’esigenza di una duplice guarigione. Innanzitutto la guarigione dalla malattia e dalla sofferenza fisica, per restituire la salute del corpo; anche se questa finalità non è completamente raggiungibile nell’orizzonte terreno, nonostante tanti sforzi della scienza e della medicina. Ma c’è una seconda guarigione, forse più difficile, ed è la guarigione dalla paura. La guarigione dalla paura che ci spinge ad emarginare l’ammalato, ad emarginare il sofferente, il disabile. E ci sono molti modi di emarginare, anche con una pseudo pietà o con la rimozione del problema; si resta sordi e muti di fronte ai dolori delle persone segnate da malattie, angosce e difficoltà. Troppe volte l’ammalato e il sofferente diventano un problema, mentre dovrebbero essere occasione per manifestare la sollecitudine e la solidarietà di una società nei confronti dei più deboli.

Gesù ci ha svelato il segreto di un miracolo che possiamo ripetere anche noi, diventando protagonisti dell’«Effatà», di quella parola “Apriti” con la quale Egli ha ridato la parola e l’udito al sordomuto. Si tratta di aprirci alle necessità dei nostri fratelli sofferenti e bisognosi di aiuto, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore. È proprio il cuore, cioè il nucleo profondo della persona, che Gesù è venuto ad «aprire», a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri. Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, possa ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, traducendolo in gesti di generosità e di donazione di sé.

Maria, Colei che si è totalmente «aperta» all’amore del Signore, ci ottenga di sperimentare ogni giorno, nella fede, il miracolo dell’«Effatà», per vivere in comunione con Dio e con i fratelli.

Papa Francesco, Angelus del 9 settembre 2018

 


La chiesa è chiusa da lunedì 29 luglio fino a metà settembre per completare i lavori di ristrutturazione, in particolare per l’ installazione del nuovo sistema di riscaldamento.

Le SS. Messe e tutte le celebrazioni si svolgono presso l’Auditorium (Oratorio Parrocchiale – via Fratelli Cervi)

Orario SS. Messe (in Auditorium):

Giorni feriali ore 18.30
Sabato e vigilia delle feste ore 19
Festivo ore 8.30, 10.30, 12, 18