Brevi cenni storici del quartiere di S. Anna
La storia di S. Anna ha radici antiche: il territorio dell’attuale quartiere era abitato fin dal 722 DC e all’epoca vi era già presente una chiesa. Stando a dei ritrovamenti fatti in occasione di scavi durante il 1908, è possibile che questo primo edificio sacro si trovasse nei pressi dell’attuale via Meassino. La prima notizia ufficiale in cui compare il nome di S. Anna risale al 1331, quando in un manoscritto del notaio Tedice Anguilla compaiono i nomi dei 33 Capi famiglia della contrada “Sancte Anne de Plagies” che giurarono fedeltà all’imperatore Giovanni di Boemia.
L’Oratorio s. Regolo
Nel 1348, il mercante Guido Rapondi ottenne dal Vescovo l’autorizzazione a costruire un oratorio da dedicare a S. Regolo. Esso venne eretto sul terreno dove sorge ora l’attuale chiesa, vicino ad un massiccio muro avente la funzione di arginare eventuali piene del fiume Serchio.
Le piene del Serchio
Concluse le battaglie militari nel territorio lucchese, furono le piene del Serchio a destare preoccupazione alla popolazione. La più dannosa fu quella del 1447 che portò alla completa distruzione di molte case, della chiesa e del cimitero. Anche l’Oratorio S. Regolo venne danneggiato.
La nuova chiesa
Dopo l’alluvione del 1447, i santannesi si posero il problema di come, e soprattutto dove, ricostruire la nuova chiesa. Gli eredi dei Rapondi (Alessandro e Jacopo detto il Coppino) dettero (1448) l’assenso per la sua costruzione sui resti dell’oratorio S. Regolo, sito in posto più riparato dal fiume. La chiesa venne consacrata il 26 luglio 1452 (giorno di S. Anna). Dal 1452 in poi, la chiesa subì diverse modifiche, aventi lo scopo di ampliarla. Ecco le tappe di tale ampliamento.
Dal 1500 al 1800 (arrivo dei francesi), S. Anna era una “Comunità rurale” amministrata con proprie leggi e consuetudini: nel 1568, sotto la guida “dell’Officiale”, “Guardiani” e “Governatori” dovevano avere “remosso odio, amore et parentela“.

La Chiesa di S. Anna prima del 1932
1737
Con sacrifici da parte di tutti i parrocchiani che raccolsero molti oggetti da vendere in piazza a Lucca per pagare le rate dei prestiti concessi da ricche persone.
1785
Quando “ciascheduna persona che tiene bovi e vaccine con carro effettuò tutti li trasporti occorrenti per detta giunta, a turno, quante volte sarà necessario, senza mercede alcuna, quando ne saranno ricercati”. Chi non possedeva questi mezzi, svolse lavoro di manodopera;
1812
La chiesa subì danni a causa di una forte inondazione del Serchio. Le campane salvarono il bestiame e la popolazione; la chiesa subì alcuni danni;
1932
Dopo l’apertura di Porta S. Anna (24 giugno 1911), il quartiere ebbe un forte sviluppo economico e un crescente aumento di popolazione. Volontà del Parroco Girolamo Giannini fu di ampliare la chiesa (quella che vediamo tuttora). A causa della crisi economica post 1929, non venne rinnovato il campanile.

La chiesa di S. Anna dal 1932 al 1948
1948

Don Romolo Motroni all’arrivo delle nuove campane
Il 5 settembre (Parroco Don Romolo Motroni) venne inaugurato il nuovo campanile (quello attuale), con notevole contributo economico dei parrocchiani. Venne innalzato come ringraziamento al Signore perché S. Anna non subì particolari danni durante la Seconda Guerra Mondiale.
1981
Nel mese di giugno furono avviati i lavori per il nuovo altare, non ancora adeguato alle indicazioni del Concilio Vaticano II. Esso venne realizzato al centro della chiesa, sotto la cupola. Il marmo dell’altare precedente andò a costituire la cappella laterale.
Oggi gli abitanti di S. Anna sono circa 10.000.
Un papa nella nostra chiesa
L’11 settembre 1541, alla Santa Messa prese parte un fedele di eccezione quale Sua Santità Paolo III: invitato all’altare del sacerdote Francesco dei Panicali, il pontefice concesse ai presenti l’indulgenza plenaria da lucrarsi nel giorno di S. Anna e in quello dei morti.
Michele Citarella
I quadri della chiesa di S. Anna
La Sacra Famiglia
Giovan Domenico Lombardi è stato l’artista dominante della scena pittorica locale della prima metà del 1700 grazie all’elevato livello qualitativo che distingue la sua produzione e la sua capacità nel trattare i temi più diversi: la storia sacra, il ritratto, il paesaggio e la scena di genere. Queste caratteristiche lo resero molto
gradito a committenti sia laici sia ecclesiali.
L’attribuzione di questo dipinto al Lombardi è suggerito da precisi riscontri documentari oltreché dall’osservazione dei dati stilistici. Per quanto riguarda i documenti, tra il 1724 e 1725, infatti, alcune note di pagamento venivano emesse dal Conte Lorenzo Antonio Sardi a favore del pittore per un quadro “rappresentante
S. Anna, la Ss.ma Vergine, Giesù, S. Giuseppe e S. Giovacchino con Gloria d’Angeli”, destinato alla chiesa di S. Anna, collocazione che spiega il ruolo di spicco svolto dalla madre di Maria che, in primo piano, sta per accogliere tra le braccia Gesù Bambino.
L’atmosfera intima e poetica che pervade la scena, la gamma cromatica dominata dai toni bruni e terrosi e la scelta dei tipi fisionomici, permettono di stabilire confronti significativi con la tela di analogo soggetto della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Sposalizio mistico di S. Caterina d’Alessandria

Sposalizio mistico di Santa Caterina d’ Alessandria e altri santi
Giovanni Domenico Ferrucci (1619–post 1669)
Lo sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria con il Bambino Gesù raffigurato, intende tradurre in termini visivi l’idea del dono della propria vita allo Spirito
Divino fatta dalla Santa. Questa è qui raffigurata in ricche vesti con la corona sul capo, alludente alla sua stirpe regale, e la ruota sprovvista di punte, simbolo del suo martirio, mentre si protende verso Gesù che, seduto in grembo alla Madonna, le sta mettendo l’anello nuziale. Accanto alla Vergine è seduta S. Anna, oltre la quale si scorgono S. Giacomo con il bastone caratteristico del pellegrino, San Francesco Saverio con la cotta bianca, reggente un crocifisso (tipico del missionario) e S.
Ginese che suona il violino.
La scena è sovrastata dalla colomba rappresentante dello Spirito Santo e dal Padre Eterno benedicente circondato da angeli che spargono fiori.
Madonna del Rosario
L’attribuzione della tela al Brandimarte è assai recente e si fonda su osservazioni stilistiche, visto che essa non risulta mai citata nell’antica letteratura locale. L’artista fu assente da Lucca per lunghi periodi, una prima volta negli anni ottanta del 1500 quando si trasferì a Genova al servizio del principe Giovanni Andrea Doria, soggiorno che gli permise di allargare i propri orizzonti culturali. Al decennio successivo dovrebbe risalire il dipinto custodito nella chiesa di S. Anna in cui, come nel “Martirio di S. Andrea” eseguito nel 1596 per la chiesa di S. Andrea di Compito, si nota il sovraffollamento della composizione, la decisa caratterizzazione dei volti, in certi casi ritratti in forte scorcio e dalla resa dei panneggi a pieghe fratte. L’assenza di specifici attributi impedisce di identificare la maggior parte dei personaggi raffigurati. Si riconoscono, ai lati della Madonna che sta consegnando loro la corona del Rosario, S. Domenico e Santa Caterina da Siena, entrambi con addosso l’abito dell’ordine domenicano. La composizione della scena, con la Madonna seduta in posizione elevata sotto un baldacchino e affiancata da devoti appartenenti al mondo laico e religioso, è modellato sulla Madonna del Ghironcello di Francesco del Brina conservata nel Museo Nazionale Villa Guinigi.
Il Battesimo di Gesù
Questo dipinto è tornato alla luce soltanto nel novembre del 2006. Esso rappresenta il battesimo di Gesù ad opera di Giovanni il Battista e venne oscurato dall’intonaco
dopo i lavori di ampliamento e restauro conclusi nel 1932.
Si presume che sia venuto alla luce soltanto una parte dell’originale affresco. Si trova dove, prima dell’ampliamento del 1932, era situato il fonte battesimale.
Nella chiesa di S. Anna, quella inaugurata il 26 luglio 1452, non venivano celebrati i battesimi. Durante la visita pastorale del 1679 infatti, il Vescovo di Lucca Giulio Spinola s’accorse che la chiesa era priva del fonte battesimale, nonostante la contrada fosse già assai popolata e ricca di fedeli.
Egli concesse il privilegio di avere il fonte nel 1683 per inaugurarlo il 20 maggio 1684, sabato di Pentecoste. Inizialmente l’acqua benedetta veniva fornita dalla Pieve di Montuolo, dalla quale S. Anna dipendeva.